Nel vuoto forse mi ritrovo?


 

Nel Vuoto che Sento, Mi Trovo

All'improvviso, la città luccica sotto il bagliore delle luci dei lampioni, i taxi gialli sfrecciano per le strade e le vetrine riflettono desideri che non sapevamo di avere. Ma mentre sorseggio un bicchiere di vino al mio tavolo per uno, non posso fare a meno di chiedermi: il vuoto che sentiamo a volte è davvero un'assenza, o è uno spazio in cui possiamo ritrovarci?

Viviamo in un’epoca che ci spinge a riempire ogni interstizio della nostra esistenza: di cose, di persone, di notifiche, di incontri programmati. Il silenzio è diventato un lusso, e la solitudine un’onta da mascherare con filtri Instagram e impegni fittizi. Ma cosa accadrebbe se, invece di temerlo, abbracciassimo quel vuoto?

Quando un amore finisce, quando un’amicizia si scioglie come neve al sole o quando un traguardo non porta con sé la soddisfazione che speravamo, sentiamo un vuoto. Ma quel vuoto non è una condanna: è una tela bianca. Un posto dove possiamo dipingere nuovi colori, immaginare possibilità inesplorate, ritrovare noi stessi senza il rumore di fondo delle aspettative altrui.

Eppure, il vuoto spaventa. È quel momento in cui guardiamo il soffitto nel buio della notte e ci chiediamo se abbiamo sbagliato tutto. È il pomeriggio in cui ci rendiamo conto che nessuno ci ha scritto, e che forse, per un attimo, siamo irrilevanti. Ma forse essere irrilevanti è la più grande libertà che possiamo concederci. Perché nel vuoto, nessuno ci dice cosa dobbiamo essere. Possiamo semplicemente essere.

Così mi ritrovo a chiedermi: e se il benessere interiore non fosse nella ricerca spasmodica di riempire ogni spazio, ma nella capacità di lasciare che esista un po’ di vuoto? Di accoglierlo come si accoglie un vecchio amico, con una tazza di tè e un po’ di pazienza, sapendo che porta con sé non solo la malinconia, ma anche la possibilità di qualcosa di nuovo?

Forse il vuoto è come un vestito troppo grande: all’inizio ci sentiamo scomodi, spaesati, come se non ci appartenesse. Ma poi, a poco a poco, impariamo a muoverci al suo interno. Diventa il nostro spazio. La nostra occasione di respirare, di capire chi siamo senza il bisogno costante di conferme.

Così, questa sera, mentre finisco il mio bicchiere di vino e osservo la vita scorrere oltre la finestra, non sento più il bisogno di riempire il vuoto. Lo lascio lì, accanto a me, come un promemoria che non tutto deve essere subito risolto, che non ogni domanda ha bisogno di una risposta immediata.

E chissà, magari nel vuoto troverò esattamente quello di cui ho bisogno.

Con empatia

#antondigiorgio #psicologo


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