"Il gatto, il mojito e le risposte che non arrivano (per fortuna)"

di Anthony 

C’era una volta un’estate.

E dentro quell’estate, c’ero io: camicia sbottonata, pensieri appesi, scarpe di tela impolverate e una playlist che mi faceva sentire più interessante di quanto fossi davvero.

Mi aggiravo tra messaggi lasciati a metà, gli inviti improvvisi e le domande che non cercavano risposta.E lì, tra un mojito molto annacquato e l’ennesimo "vediamoci e basta", mi sono chiesto: "E se il vero senso dell’estate fosse il suo stesso non-senso?"

Perché l’estate non vuole definizioni. Le relazioni non sono né vive né morte, ma solo abitate da sguardi, da mezze frasi, da "ci sentiamo dopo" che forse diventano domani, o mai. È la stagione in cui anche l’ambiguità ha il suo fascino. Dove puoi desiderare qualcuno senza doverlo spiegare. Dove puoi non sapere cosa vuoi... e sentirti lo stesso pieno.

Come il gatto di Schrödinger, anche io ero vivo e morto allo stesso tempo. Vivo di slanci e impulsi, morto di noia esistenziale quando aprivo la chat e non trovavo nulla.

O forse, semplicemente, ero in ferie da me stesso. E allora ho iniziato ad amare quello spazio incerto. Il "non lo so", il "forse sì", il "vediamo come va".

Perché d’estate anche la sospensione è un invito alla libertà, e non sempre bisogna sapere dove si sta andando per godersi il viaggio.

E poi, mentre tornavo a casa con la pelle che sa di sole e la mente leggera, mi è venuta una domanda: E se il vero lusso oggi non fosse avere tutte le risposte, ma concedersi il privilegio di non cercarle subito?

Postilla finale: Se qualcuno oggi non ti risponde, non pensare subito male. Magari è solo in mezzo a una passeggiata, a un gelato, a una danza mentale di cui non sei il protagonista.

E va bene così. Perché forse, in fondo, il cuore sa benissimo dove andare… quando lo lasci finalmente in pace.

(Foto: archivio personale)

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