Venerdì, estate, relazioni e... carte emotive (una rubrica da ombrellone in stile confessione maschile)

 


Venerdì, estate, relazioni e... carte emotive

(una rubrica da ombrellone in stile confessione maschile)


Venerdì pomeriggio. L’asfalto ribolle sotto sandali troppo eleganti per la spiaggia, ma troppo logori per una cena formale. Eppure li si indossa, come ogni estate, come una promessa non mantenuta: quella di non farsi trovare impreparati, né dalla vita né dal desiderio.

Si cammina lenti, mentre intorno coppie, famiglie, gruppi di adolescenti abbronzati si godono il miraggio della pausa estiva. Ma in testa si affaccia una domanda che brucia più del sole di mezzogiorno: perché certi uomini temono così tanto la propria vulnerabilità?

Nello spazio protetto della relazione d’aiuto, lo raccontano in mille modi: “Non voglio sembrare debole”, “Se parlo delle mie emozioni, poi mi allontanano”, “Ho paura che mi considerino meno uomo”. E ogni volta si vorrebbe mostrare loro quel mazzo che si tiene nascosto: le carte emotive.

Non hanno semi né figure, ma emozioni archetipiche: Paura, Tenerezza, Rabbia, Gioia, Nostalgia, Bisogno. Ogni carta una storia. Ogni storia un frammento d’uomo. Il gioco non è vincere, ma vedersi. Riconoscersi. Accettare che il cuore ha un suo modo di fare rumore anche nel silenzio.

Viene in mente un padre, quarant'anni e qualcosa, separato, professionista rigoroso, amico presente. Ogni volta che la figlia lo abbracciava, stringeva gli occhi come per trattenere qualcosa. “È solo che... mi commuovo. E non mi sembra giusto, davanti a lei.”
Risposta: “Forse, invece, è proprio così che le stai insegnando come si ama.”

Perché l’estate, con la sua luce generosa, mette tutto in evidenza: i segni sul corpo, le ombre nei pensieri, le parole non dette che ci si porta dietro come ciabatte spaiate.

E allora, questo venerdì, si può scegliere di giocare le proprie carte. Dirsi che si può piangere, ridere, desiderare, avere paura. Si può amare chi ci guarda davvero. E si può anche restare soli, ma non più nascosti.
Perché la vulnerabilità non è una ferita, ma un accesso.
E ogni uomo che osa sentire è un uomo che sa amare.

Ci si siede allora da qualche parte, si ordina un caffè freddo, si lascia che il vento spettini i pensieri.
Chissà... forse questo è il modo più semplice per sentirsi liberi.

E tu, oggi, quale carta emotiva sei disposto a giocare?


 

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