E fu così che..
Quella sera, dopo aver messo in ordine un paio di vecchi CD e qualche libro, presi una scatola in cui ci sono vecchie foto mai messe in ordine.
Ci sono delle volte in cui ti chiedi perché non rimetti a posto le cose, soprattutto le foto, perché nell'era dell'anti-innocenza, cioè oggi, le foto non hanno più quella dimensione, quella familiarità emotiva che avevano un tempo... Forse davvero il nostro passato prossimo era l'era dell'innocenza? Ho rivisto me a ventidue 22 anni, su un muretto presso Assisi, con una sigaretta, i capelli molto crespi e una felpa a maniche corte, si c'erano quel tipo di felpe un tempo, non le ho più ritrovate. Poi ho rivisto una foto di me su un prato, avevo circa ventisei anni, lo sguardo triste, ma non sperso, neanche arrogante: mi chiedo se avessi, se ho, lo sguardo arrogante.
I nostri errori sono l'occasione di riflettere o ripensare un passato imperfetto, fatto di illusioni e delusioni, di compiti scolastici rimandati e di telefoni rotti perché uno dei nostri genitori s'arrabbiava quando gli squilli ci tenevano troppo tempo al telefono: era la rabbia della protezione, almeno a me accadde questo, ma c'era anche l'infinita comprensione, come quella volta che ricevetti una lunga telefonata per revisionare una relazione da esporre all'esame il giorno dopo, e se dietro la cornetta c'era un innamorato o presunto tale, beh allora tutto era più sacro, più vero.
L'innocenza di un tempo e gli errori di oggi possono ancora coesistere? Non lo so, non ho una risposta certa, però ho conosciuto qualcuno che si: diceva che possono coesistere.
Credo che ogni nostro errore nel procedere dei giorni, delle settimane, sia un gesto anche di grande amore verso noi stessi.
Io adesso diffido dai guru religiosi: il peccato come errore lo sopporto molto poco, perché qualcuno ci deve finalmente spiegare cos'è il peccato, e perché una divinità anche arrabbiata debba sentirsi in diritto di mortificare di più un'anima che sbaglia per natura, cioè perché è la realtà stessa che ci invita agli errori, essi a volte sono le nostre scelte irresponsabili, ma il più delle volte un errore è un "apostrofo rosa" dato con uno slancio passionale senza precedenti.
E così guardo quel me stesso, che c'è in me oggi a un mese e poco più dai nuovi inizi, da nuove conoscenze da familiarità che vissi e che forse rivivrò e penso, che dal mio acero cadono le foglie, presagio di un autunno vicino come di un tempo che declinerà svilupperà se stesso in una fantasmagoria universale di sentimenti nuovi, forse commetterò altri errori, forse rimetterò a posto vecchi CD e nuovi libri nei miei scaffali, forse un portaritratti si romperà e forse riceverò nuovi abbracci.

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