La vicenda di Laura Santi, attivista 50enne di Perugia, è un caso emblematico. Colpita da sclerosi multipla da 25 anni con sintomi devastanti come triplegia, epilepsia, spasticità e incontinenza, dichiarò che la sofferenza era diventata insopportabile. Nonostante un parere favorevole dell’ASL nel novembre 2024, il protocollo operativo fu ritardato, costringendola a battaglie legali.
In Italia, il tema dell’eutanasia continua a muoversi in un delicato equilibrio tra diritto, etica e sofferenza umana. Dal 2019, a seguito della storica sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato/Dj Fabo, il suicidio medicalmente assistito è stato depenalizzato in condizioni ben precise: malattia irreversibile, sofferenza fisica o psichica intollerabile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di intendere e volere. Tuttavia, non esiste ancora una legge nazionale che regoli pienamente il fine vita, e l’eutanasia attiva — cioè la somministrazione diretta di farmaci letali da parte del medico — resta vietata.
La mancanza di una cornice legislativa chiara ha creato forti disomogeneità regionali. Alcune Regioni, come Toscana, Emilia-Romagna e Puglia, hanno tentato di colmare questo vuoto approvando normative locali che definiscono tempi certi e modalità per accedere all’assistenza al suicidio. La Toscana, ad esempio, ha recentemente varato la legge “Liberi Subito”, che prevede una procedura snella e garantita. Tuttavia, lo Stato ha impugnato tale legge davanti alla Corte Costituzionale, segnando ancora una volta il conflitto tra autonomie locali e governo centrale.
L’anima nella sofferenza: perché l’eutanasia può essere un gesto umano
La sofferenza cronica, quando diventa refrattaria a ogni cura e priva di sollievo, non riguarda solo il corpo: consuma la persona nella sua interezza. In questi casi, ciò che viene invocato non è la morte, ma la possibilità di scegliere come e quando morire, in modo consapevole e accompagnato.
Numerosi studi scientifici sostengono la possibilità di un percorso eutanasico eticamente e clinicamente valido. Una revisione sistematica pubblicata su The Lancet ha mostrato che nei Paesi in cui l’eutanasia è regolamentata (come Belgio e Olanda), non si sono registrati abusi, ma piuttosto un miglioramento della qualità delle cure palliative e della comunicazione tra medici e pazienti. La Journal of Medical Ethics (2021) riporta che l’accesso controllato all’eutanasia riduce l’ansia e la depressione nei malati terminali, anche tra coloro che alla fine non scelgono di morire.
È importante comprendere che la possibilità di accedere alla morte volontaria non esclude affatto l’impegno per le cure palliative: semmai, le integra in una visione più ampia e rispettosa della persona.
Opinione pubblica e necessità di legge
Il popolo italiano si è già espresso. Secondo l’ultimo sondaggio Swg, il 93% della popolazione si dice favorevole a una legge che regolamenti il fine vita, incluse l’eutanasia e il suicidio assistito. Un consenso che attraversa tutte le fasce d’età e le appartenenze politiche. Eppure, questa volontà collettiva si scontra con la lentezza del legislatore, bloccato tra opposizioni ideologiche e paure infondate.
Il timore che la legalizzazione dell’eutanasia possa aprire a pratiche eugenetiche o a pressioni indebite sui soggetti fragili non è supportato dai dati scientifici, né dall’esperienza dei Paesi che l’hanno regolamentata. Anzi, l’introduzione di una legge nazionale rappresenterebbe un atto di tutela nei confronti di chi oggi si trova in un limbo, dove il dolore diventa prigione e la legge un ostacolo.
Bibliografia essenziale
Quill, T.E., Cassel, C.K., Meier, D.E. (1997). Care of the Hopelessly Ill: Proposed Clinical Criteria for Physician-Assisted Suicide.
New England Journal of Medicine, 336(15), 1193–1196.
➤ Uno dei primi articoli a proporre criteri clinici per il suicidio assistito negli USA.
Emanuel, E.J., Onwuteaka-Philipsen, B.D., Urwin, J.W., Cohen, J. (2016). Attitudes and Practices of Euthanasia and Physician-Assisted Suicide in the United States, Canada, and Europe.
JAMA, 316(1), 79–90.
➤ Studio comparativo su pratiche e opinioni su eutanasia e suicidio assistito nei paesi occidentali. Molto citato.
Dierickx, S., Deliens, L., Cohen, J., Chambaere, K. (2017). Euthanasia in Belgium: Trends in reported cases between 2003 and 2013.
Canadian Medical Association Journal, 189(12), E517–E522.
➤ Analisi longitudinale dei casi belgi: conferma la stabilità e trasparenza del sistema.
Gopal, A.A., Lunn, M.R., Fernandez, A., et al. (2023). Medical Aid in Dying: Ethical, Legal, and Clinical Perspectives.
American Journal of Bioethics, 23(2), 3–15.
➤ Un aggiornamento etico e medico sul modello americano di “Medical Aid in Dying” (MAID).
Lewis, P. (2007). Assisted Dying and Legal Change.
Oxford University Press.
➤ Studio giuridico comparativo sull’introduzione dell’eutanasia nel diritto europeo.
Associazione Luca Coscioni & SWG (2024-2025). Sondaggi d’opinione e dossier sul fine vita.
➤ Ampia documentazione statistica sul consenso sociale e sulla diffusione delle richieste di eutanasia e suicidio assistito in Italia.
Corte Costituzionale, Sentenza 242/2019
➤ Documento giuridico fondamentale che ha aperto all’assistenza al suicidio sotto precise condizioni, nel caso DJ Fabo – Cappato.
Società Italiana di Cure Palliative (SICP) (2022). Linee guida sulle cure palliative e la comunicazione di fine vita.
➤ Approccio italiano integrato tra palliazione e rispetto dell’autonomia del paziente.
Pontificia Accademia per la Vita (2019). Riflessioni bioetiche sul fine vita.
➤ Utile per comprendere le posizioni religiose e antropologiche, anche in contesto laico (da integrare nel confronto).
Riva, S., Pravettoni, G. (2019). Ethical and psychological aspects of end-of-life decisions in Italy.
Journal of Public Health Research, 8(3), 175–181.
➤ Studio sulle reazioni psicologiche e implicazioni etiche nei pazienti italiani in fase terminale.
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