Gli UFO e l’anima del cielo. Una lettura junghiana del mito modern
Nel 1958 Carl Gustav
Jung pubblica Ein moderner Mythus. Von Dingen, die am Himmel gesehen
werden (Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, Bollati
Boringhieri, 1961), un saggio breve e controverso, apparso negli
ultimi anni della sua vita. In un’epoca segnata dalla guerra
fredda, dalla corsa allo spazio e dal diffondersi degli avvistamenti
di “dischi volanti”, Jung affronta il tema non come fenomeno
astronomico, ma come espressione psichica e simbolica dell’inconscio
collettivo.
L’interrogativo da cui
muove è profondamente psicologico: “Che cosa accade all’uomo
moderno quando proietta nel cielo immagini che lo affascinano e lo
spaventano al tempo stesso?” (Jung, 1958).
Il simbolo circolare e la totalità perduta
Jung osserva che le descrizioni degli UFO ricorrono con sorprendente costanza alla forma circolare o sferica, figura archetipica della totalità psichica. Il cerchio, nella psicologia analitica, è il simbolo del Sé, centro e sintesi dell’individuo (cfr. Psicologia e alchimia, 1944).
Nel testo sugli UFO egli
afferma che “le immagini circolari viste in cielo rappresentano un
mandala moderno, un tentativo spontaneo dell’inconscio collettivo
di ristabilire un ordine” (Jung, Un mito moderno, p. 47).
Dopo
le devastazioni delle guerre mondiali e il predominio del pensiero
tecnico-razionale, l’umanità vive, secondo Jung, una scissione
interiore: la perdita del senso di totalità, sostituito da un
controllo razionale che ha espulso il mistero.
Gli UFO diventano così proiezioni del bisogno di reintegrazione, immagini del Sé che l’uomo, privo di riferimenti trascendenti, colloca nel cielo per poterle ancora contemplare.
Il mito come compensazione collettiva
Per Jung, il fenomeno
dei dischi volanti si configura come mito compensatorio.
Ogni
epoca, scrive, elabora i propri miti per riequilibrare le tensioni
psichiche collettive (Tipi psicologici, 1921).
Nel XX secolo, la
fede nella tecnica e la crisi della spiritualità hanno generato un
vuoto simbolico. L’UFO diventa allora una figura che media tra
scienza e sacro, tra osservabile e invisibile.
“L’uomo moderno non osa più guardare dentro di sé, e allora guarda verso il cielo. Là proietta ciò che non riesce più a riconoscere come proprio.” (Jung, Un mito moderno, p. 63).
In questa prospettiva, il mito degli UFO non è un’illusione da smascherare, ma una manifestazione simbolica da interpretare, un linguaggio dell’inconscio che tenta di restituire significato all’esperienza del mondo.
Dal mito al
metasimbolico: la continuità con Jacques Vallée
Alcuni decenni più tardi, lo scienziato e ufologo francese Jacques Vallée riprenderà, in chiave epistemologica, l’intuizione junghiana. In opere come Passport to Magonia (1969) e The Invisible College (1975), Vallée propone una lettura dei fenomeni UFO come realtà psico-fisiche complesse, in cui interagiscono dimensioni simboliche, culturali e forse trans-materiali.
Pur partendo da un’impostazione scientifica, Vallée riconosce che l’interpretazione puramente tecnologica o extraterrestre non esaurisce il senso del fenomeno, che si manifesta anche come esperienza del numinoso (cfr. Vallée, Dimensions: A Casebook of Alien Contact, 1988).
In questo senso, la riflessione di Jung rappresenta un precedente fondamentale: un ponte tra psicologia, mitologia e fenomenologia del mistero.
Conclusione
Per la psicologia
analitica, gli UFO non sono soltanto un oggetto di indagine empirica,
ma un simbolo vivo, generato da una psiche collettiva in cerca di
senso.
Il loro valore non risiede nella prova della loro
esistenza materiale, ma nel messaggio psicologico che veicolano: la
necessità di ricomporre l’unità interiore perduta, di restituire
al cielo la funzione che aveva nei tempi antichi, quando guardarlo
significava ancora cercare l’anima.
Bibliografia
• Jung, C. G. (1958). Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo. Torino: Bollati Boringhieri, 1961.
• Jung, C. G. (1944). Psicologia e alchimia. Torino: Bollati Boringhieri.
• Jung, C. G. (1921). Tipi psicologici. Torino: Bollati Boringhieri.
• Vallée, J. (1969). Passport to Magonia. From Folklore to Flying Saucers. Chicago: Henry Regnery.
• Vallée, J. (1975). The Invisible College. What a Group of Scientists Has Discovered about UFO Influences on the Human Race. New York: Dutton.
• Vallée, J. (1988). Dimensions: A Casebook of Alien Contact. New York: Ballantine Books.

Commenti
Posta un commento