Vivere, amare e non capire l'amore: l’enigma affettivo nell’epoca contemporanea
Vivere e amare sono verbi che intrecciano l’esistenza umana in un tessuto di esperienze fondamentali. Eppure, nel nostro tempo, sembra essersi allargata una frattura profonda tra l’atto dell’amare e la capacità di comprenderlo. Amiamo, desideriamo, ci leghiamo, soffriamo per amore,
ma spesso ci sentiamo spaesati di fronte alla complessità dei nostri stessi sentimenti e delle dinamiche relazionali che creiamo. Questa incomprensione non è un semplice vuoto di conoscenza, ma un sintomo caratteristico della modernità liquida, come definita dal sociologo Zygmunt Bauman, in cui i legami tendono a essere “fluidi”, precari e sostituibili. Viviamo l’amore, ma fatichiamo a decifrarne il linguaggio, le regole implicite e le contraddizioni.Alla radice di questa incomprensione vi è, in primo luogo, una crisi dei modelli. I racconti tradizionali sull’amore – quello romantico, passionale ed eterno, o quello stabile e istituzionale – sono stati scardinati dalle rivoluzioni sociali e culturali degli ultimi decenni. Tuttavia, non sono stati sostituiti da nuove narrazioni altrettanto forti e condivise. Ci troviamo in una terra di nessuno, dove coesistono il desiderio di libertà individuale e il bisogno di sicurezza, la ricerca del partner perfetto (spesso attraverso la logica del “consumo” affettivo favorita dalle app di dating) e la paura dell’impegno. (“The All-or-Nothing Marriage” di Eli J. Finkel analizza come le aspettative sul matrimonio siano diventate altissime, chiedendo alla relazione di soddisfare bisogni di autorealizzazione che un tempo erano dispersi in altre sfere sociali, generando così frustrazione e incomprensione quando la realtà non corrisponde all’ideale).
In secondo luogo, l’individualismo contemporaneo ci spinge a vedere l’amore principalmente come un percorso di realizzazione personale. L’altro rischia di diventare uno strumento per la nostra felicità, piuttosto che un fine in sé. Quando la relazione non “funziona” per le nostre esigenze, la comprensione dell’altro e della complessità del vincolo cede il passo al giudizio e all’abbandono. Questo approccio utilitaristico si scontra con la natura stessa dell’amore, che implica riconoscimento, dono e negoziazione continua. (“Attaccamento e Amor” di John Bowlby, pur non essendo contemporaneo, offre una base fondamentale per capire come gli stili di attaccamento formatisi nell’infanzia influenzino in modo spesso inconscio le nostre relazioni adulte, rendendo le nostre reazioni a volte incomprensibili a noi stessi. Le opere di Sue Johnson, fondatrice della Terapia di Coppia basata sull’Attaccamento, come “Tenere per mano l’amore”, mostrano come molti conflitti derivino dall’incomprensione dei segnali di attaccamento e bisogno).
La terza fonte di incomprensione nasce dalla sovraesposizione mediatica. Siamo costantemente bombardati da immagini di amori ideali, perfetti e risolti, che creano un’aspettativa irreale. Al contrario, la complessità, la fatica, la noia e i conflitti – parti intrinseche di qualsiasi legame profondo – vengono rimossi dal racconto pubblico. Questo divario tra immagine e realtà ci fa sentire inadeguati e ci impedisce di sviluppare una “grammatica” per comprendere le fasi naturali e anche dolorose di un amore reale. (“Stati d’amore” di Umberta Telfener esplora proprio la complessità sistemica delle relazioni, lontana dagli stereotipi semplificati dei media).
Infine, l’accelerazione della vita e la moltiplicazione degli stimoli lasciano poco spazio alla riflessione introspettiva e all’ascolto profondo dell’altro. L’amore richiede tempo, pazienza e una sospensione del giudizio. Richiede la capacità di tollerare l’ambivalenza e il mistero dell’altro. In un’epoca che privilegia la velocità, la performance e la chiarezza immediata, queste dimensioni vengono soffocate. Si ama “di corsa”, senza fermarsi a capire cosa stia realmente accadendo nel proprio cuore e in quello del partner. (“Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman rimane un testo cruciale per comprendere come la capacità di identificare, comprendere e gestire le emozioni proprie e altrui sia la base per navigare l’amore, una competenza spesso trascurata nella nostra educazione).
In conclusione, vivere e amare senza comprendere l’amore è la paradossale condizione di molti oggi. Non è segno di una carenza individuale, ma di un malessere culturale. Per colmare questa lacuna, non servono ricette semplici, ma un ritorno a un pensiero più lento e complesso sulle relazioni. Serve il coraggio di abbandonare miti tossici e di accettare l’amore nella sua realtà imperfetta, negoziata e a volte indecifrabile. La comprensione, in amore, non è l’illuminazione finale che dissolve ogni dubbio, ma un processo continuo di ascolto, domanda e messa in discussione. È un’arte che si coltiva, forse l’arte più necessaria per non vivere l’amore come un enigma doloroso, ma come un dialogo sempre aperto, seppur faticoso, con il mistero dell’altro e di se stessi.
Bibliografia
- Bauman, Z. (2003). Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi. Laterza.
- Bowlby, J. (1979). Attaccamento e perdita: Vol. 1. L'attaccamento alla madre. Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1969).
- Finkel, E. J. (2017). The All-or-Nothing Marriage: How the Best Marriages Work. Dutton.
- Goleman, D. (1995). Intelligenza emotiva. Rizzoli.
- Johnson, S. (2008). Tenere per mano l'amore. Ponte alle Grazie.
- Telfener, U. (2011). Stati d'amore. Dall'innamoramento alla cotta, alla relazione. Bollati Boringhie
Note alla bibliografia:
Le opere sono elencate in ordine alfabetico per cognome del primo autore. Per le traduzioni italiane (come quelle di Bauman, Bowlby, Goleman, Johnson e Telfener) è stato seguito lo standard APA che prevede di citare la versione effettivamente consultata. Viene quindi indicato l'editore italiano, l'anno di pubblicazione dell'edizione italiana e il titolo tradotto. Tra parentesi tonde è riportato l'anno della prima pubblicazione dell'opera originale solo per Bowlby, in quanto testo storico la cui datazione è rilevante per il contesto. Per l'opera di Finkel, non essendo disponibile al momento della stesura una traduzione italiana ufficiale, viene citata l'edizione originale in inglese con il titolo nella lingua originale.

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